martedì 8 gennaio 2008

In lode della mia Francesca


Cosa posso dire? Mi è venuto in mente Charles Baudelaire, I Fiori del Male e quello che pensavo quando ho letto (solo alcuni) di quei versi meravigliosi. Un genio che mi ha accompagnato in un periodo buio e che mi ha fatto innamorare.

Oggi, navigando in cerca di idee, l'ho ritrovato. Eccolo qua, con una delle mie (ovviamente) preferite. Qui trovate un ebook, dove c'è un'altra versione di questa poesia (insieme a molte altre), ma decisamente preferisco questa che riporto per esteso nel blog. L'edizione che ho nello scaffale e che ogni tanto mi spulcio è Mondadori, mi piace, è diventata con il tempo mia, piena di pieghe, segnalibri, nastrini per segnare le mie poesie preferite.


In lode della mia Francesca

Ti canterò con ardore
novello, o lieto verziere
del solitario mio cuore.

sii da ghrilande allacciata,
o femmina delicata
che redimi la peccata

come un benefico Lete
la bocca tua mi disseta,
imbevuta di magnete.

quando dei vizi la rea
nebbia turbò la vallea,
tu, ecco, apparisti, Dea,

come stella salutare
ai disperati del mare...
T'appendo il cuore all'altare

piscina d'ogni virtù
fontana di gioventù
slegami le labbra tu!

tu ogni feccia bruciasti,
ogni rudezza appianasti,
ogni fralezza curasti.

Alla mia fame taverna,
alla mia notte lucerna,
sempre equamente governami.

rafforza le forze affrante,
soave bagno stillante
di balsamo inebriante!

brillami ai fianchi, pudica
di castitate lorica,
infusa d'acqua serafica;

tazza di gemme corrusca,
sapido pane, molle esca,
divino vino, Francesca!

(Charles Baudelaire)

4 commenti:

Francesca ha detto...

la mia preferita in assoluto:

Tristezza della luna

Questa sera la luna sogna più languidamente; come una
bella donna che su tanti cuscini con mano distratta e leggera
prima d'addormirsi carezza il contorno dei seni,

e sul dorso lucido di molli valanghe morente, si abbandona
a lunghi smarrimenti, girando gli occhi sulle visioni
bianche che salgono nell'azzurro come fiori in boccio.

Quando, nel suo languore ozioso, ella lascia cadere
su questa terra una lagrima furtiva,
un pio poeta, odiatore del sonno,

accoglie nel cavo della mano questa pallida lagrima
dai riflessi iridati come un frammento d'opale, e la nasconde
nel suo cuore agli sguardi del sole.

Nina ha detto...

Vedi io invece c'ho quello sfigato di Leopardi, che di certo non aiuta nei periodi neri!!! :)))

massimo magliocchi ha detto...

Grande Francesca!

Francesca ha detto...

Uhh, grazie, cosa mi hai fatto ritrovare dal mio blog, semi abbandonato! :-)
a presto,
Fra

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