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mercoledì 9 dicembre 2009

Marilyn negli scatti di Bert Stern

E' bello scoprire da un banale discorso tra colleghi che il fotografo che ha immortalato per ultimo Marilyn Monroe prima della sua morte si chiama Bert Stern.
Bert Stern iniziò giovanissimo nella pubblicità ma, come accadde ad altri fotografi, fu Vogue a lanciarlo ai vertici della carriera, nei primi anni Sessanta.
Tre incontri con Marilyn Monroe per la rivista Vogue a fine giugno 1962, sei settimane prima della sua morte, hanno prodotto immagini di straordinaria bellezza e una Marilyn unica.
Bhè, tutto è nato da "A colazione da Tiffany", si parlava del film, poi dell'attrice Audrey Hepburn, del tipo di bellezza, del concetto di eleganza. E poi il confronto con Marilyn, chi è più elegante, chi più burrosa... opinioni discordanti...


Da qui il ricordo lontano di scatti macchiati di rosso, Google in aiuto ed ecco apparire questo nome Bert Stern.

Io, da amante della fotografia raccolgo l'in-put, mi metto alla ricerca di info e non perdo l'occasione per pubblicare qualche suo scatto di Marilyn, per ricollegarmi a quel discorso di partenza.


Già, perchè Marilyn, percepita come sogno erotico, mito, come una gonna di chiffon che vola a coprire labbra carnose dipinte di rosso, in questi scatti di Bert Stern è solo una donna bellissima e piena di fragilità.

Immagini uniche, arricchite secondo me, da quel pennarello rosso che semanticamente preannuncia la morte, ma in realtà eliminava solo gli scatti di troppo.



Qui alcuni scatti, tra i quali ho preso quelli pubblicati, e Qui un post interessante altri scatti meravigliosi.

La ricerca non finisce... ormai la curiosità mi fa volare e come sempre le coincidenze rendono tutto più divertente! Altri due scatti di Bert Stern presi da Qui che immortalano Marilyn e Audrey

martedì 5 febbraio 2008

Oum Kalthoum - attenzione... post lungo!!! :)


Avrei dovuto parlare della stazione termini, collegare il discorso alla mia pessima giornata e alla mia voglia di evadere, magari di partire, con il primo treno, poi avrei dovuto riunire il tutto alla mostra fotografica vista domenica... ma non l'ho fatto... e almeno per stasera non lo farò.
Prima di andare a docciarmi di dosso la lezione di danza, voglio approfondire un personaggio di cui dovrei sapere tutto, ma che in realtà conosco poco e solo per alcune canzoni.

Il perchè è semplice, la nostra insegnante ci dice sempre "una danzatrice può dirsi tale solo se ha ballato almeno una volta nella vita una canzone di Oum Kalthoum". Ma ballare non sta per "muoversi", sta per "entrare nella musica", e ogni volta sembra un'impresa impossibile. In effetti credo che lo sia.


Oum Kalthoum
. L'ho conosciuta a lezione di danza di Salua, lei la adora, si emoziona anche a raccontarci di questa cantante. Inizialmente non avevo dato troppa importanza alla cosa, ok, le piace, finisce lì la cosa. Poi però entro da Feltrinelli e vado alle guide turistiche, mi tuffo in un attimo nella guida (enorme) dell'Egitto, David mi guarda e scuote la testa (della serie... guardatelo lì, perchè con me non ci andrai!! sigh! penso io) ma vado avanti. Tra le pagine appare una foto di questa donnona, con occhialoni scuri, e poi ancora pagine su di lei, e sulla massa di persone che è accorsa ai funerali. Attenzione, penso... non è proprio una sconosciuta. Approfondiamo.

Dal sito Arab.it ho trovato notizie interessanti sulla sua biografia. La versione integrale la trovate qui.

Oum Kalthoum (il suo nome completo: Oum Kalthoum Ibrahim al-Sayyid al-Baltaji) nacque nel 1904 in un piccolissimo villaggio egiziano del Delta del Nilo, da un'umile e devota famiglia di agricoltori.
Nel 1928 finalmente, raggiunse la celebrità grazie all'innovazione della radio: la sua voce straordinaria ebbe una grandissima diffusione. Le sue canzoni iniziarono ad essere trasmesse tutti i giovedì sera da un piccolo programma radiofonico, finché lei divenne, nel 1934, l'artista più trasmessa dalla Radio Nazionale Egiziana. Il successo le permise di prendere in mano le redini della sua carriera; dal 1938, infatti, Oum Kalthoum cominciò a prodursi da sola e a negoziare i suoi contratti. In questo periodo le sue canzoni erano musicate dal compositore Muhammad Al-Qasbaji e scritte da un gran poeta, Ahmad Rami, il quale l'amò (pare non ricambiato) di un amore forte e sincero per tutta la vita . . .

Alta, dalla capigliatura nera e con una forte personalità, ai concerti affascinava gli ascoltatori con il timbro inconfondibile e inimitabile della sua voce e gettava il pubblico in un delirio di rapimento estatico. Le sue canzoni erano per lo più poemi epico-lirici che duravano tra i 30 e i 60 minuti; c'era, generalmente, un'introduzione strumentale di circa dieci minuti al cui termine faceva ingresso lei, regalmente accolta da fragorosi applausi. La sua voce impostata, sonora, melodiosa, piacevole era maestra nell'arte dell'interpretazione e sempre riusciva a coinvolgere il pubblico che, entusiasta, irrompeva, durante i numerosi concerti, in risonanti applausi e commenti di pura commozione.
Oum Kalthoum, colei che poteva, con la sua straordinaria voce, spingere gli ascoltatori a ridere o portarli alle lacrime, divenne verso la fine degli anni '40 il simbolo della canzone araba e, da allora in poi, la sua vita venne identificata con la storia dell'Egitto moderno. La sua fama, seconda solo a Nasser, era tale che le notizie politiche importanti erano mandate in radiodiffusione prima dei suoi concerti. Negli anni '50 l'Egitto aveva due sole incontrastate guide: l'eroe carismatico Gamal Abdel Nasser e "la sfinge eterna", la "Stella dell'Oriente", Oum Kalthoum, signora senza figli, ma madre di tutto l'Egitto.
Nel 1954 si sposò con il dottore Hassan El- Hifnawi, mettendo fine ad una lunga serie di scacchi sentimentali.
Tra il '50 ed il '60, gli anni del suo più alto splendore artistico, fu soprannominata "Ambasciatrice dell'arte araba" e la sua importanza era tale che ovunque veniva accolta con cerimoniali degni di capi di stato.
Agli inizi degli anni '70 la sua salute, già delicata, andò peggiorando, perturbando sempre di più la sua vita professionale e spesso costringendola ad annullare dei concerti. Il 21 gennaio 1975 Oum Kalthoum fu colpita da un malore violento che la portò alla morte il 3 febbraio dello stesso anno, mentre i giornali e la radio di tutto il mondo arabo informavano gli ascoltatori minuto per minuto sulle sue condizioni di salute.
Il suo canto sublime è stato applaudito in tutte le regioni d'Egitto ed in tutto il mondo arabo. Ha cantato per celebrare la fusione tra Siria ed Egitto, per il crollo della monarchia irachena, per la sottratta Palestina e per le donne libiche; ha cantato per gli uomini che lavoravano negli sperduti cantieri del deserto, per i contadini divenuti operai, costruttori e soldati. Ognuno poteva in quella voce sentire la propria sofferenza, il proprio passato, il proprio presente, la propria patria, ognuno poteva, in quella voce, sentire se stesso.
Duecentottantacinque sono le stupende canzoni del repertorio di Oum Kalthoum che, tutt'oggi, rimane la rappresentante più ammirata e conosciuta della tradizione classica della musica araba. La sua notorietà e l'amore sincero che migliaia di persone provavano per lei, fece sì che nemmeno la morte poté diminuire la sua fama che, ben presto divenne mito.
Nel 1975, tutti furono presenti al suo funerale: stelle del cinema, poeti, ambasciatori, ministri. Più di tre milioni di ammiratori che, in lacrime, volevano dare a Oum Kalthoum l'ultimo arrivederci. In realtà il funerale non fu l'ultimo saluto. Il 28 dicembre 2001 al Cairo è stato inaugurato un museo dedicato alla musica e alla vita di questa grande cantante.

Lo stile di scrittura mi ricorda i racconti de "Le Mille e una notte", uno stile così... barocco... no?! mi piace!
Ecco, nelle mie navigazioni ho trovato anche qualcosa di più interessante e più concreto di tutto questo... qualche appassionato ha raccolto i video delle esibizioni di questa eccezionale cantante in un myspace a lei dedicato. Qui http://www.myspace.com/umkalthoum si possono vedere e ascoltare le sue performance canore.

Nota di colore. Se avete letto non vi sarà sfuggito che il poeta che scriveva le canzoni per lei, era anche innamorato di lei, ecco, c'è un libro che parla di questo amore: Ti ho amata per la tua voce di Sèlim Nassib. Non ho letto il libro, ma ne ho sentito molto parlare. Quando lo leggerò vi dirò...
Per il momento... mi basta questo, ho cercato e trovato info interessanti e utili alla mia autostima. Mi basta, e spero che domani sia una giornata migliore. Il martedì nero di Fra :)

mercoledì 18 luglio 2007

Donne di un certo profilo...


Prendo spunto da due articoli: uno su Rossy De Palma spulciato con piacere nelle pagine di Velvet (n°8 - luglio 2007), e l'altro dedicato alla mostra allestita presso l'Auditorium Parco delle Musica di Roma per i 30 anni della scomparsa di Maria Callas su Repubblica.


Premetto. Non ho visto "Donne sull'orlo di una crisi di nervi" e ho riconosciuto Rossy De Palma solo per il suo viso da scultura. Chi non la riconoscerebbe? Leggendo l'articolo mi sono resa conto di quanto, a volte, si può essere provinciali, di quanto si può essere letteralmente assorbita dai canoni estetici imposti dalla moda, dalla taglia 40, dalla seconda (scarsa) di reggiseno, dal metro e settanta, e dal naso piccolo e "ordinato". Da Barbie insomma.

Poi mi ritrovo a leggere un articolo su una donna che viene definita come "un quadro di Picasso nel bene e nel male" che parla del suo naso come uno scudo, una protezione per la complessità che sentiva dentro. In fondo è quello che è anche grazie al suo aspetto da Picasso. Wow! Non ho parole!
Poi arrivo su Repubblica e trovo l'articolo sulla mostra dedicata alla Callas (gratis! e fino al 21 luglio).
Questa donna, secondo me bellissima, di un fascino particolare, eppure imperfetta...

Entrambe nel loro modo e loro tempo hanno vissuto e vivono la fisicità così, con naturalezza, forse perchè è solo un accessorio rispetto a tutto il resto.
Bello, però! Pensare che forse i canoni estetici non esistono... che il bello sta ovunque o non sta da nessuna parte, e che l'imperfezione è la massima espressione della bellezza, perchè rende ogni persona unica...
:)

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