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giovedì 7 gennaio 2010

E' tempo di ricominciare


Il 2010 è iniziato, e spero di poter dire che è partito con il piede giusto.
Cambiamenti in vista per me, piccole novità che cambieranno la mia quotidianità. Dovrò creare una nuova routine, e il pensiero di iniziare l'anno con una novità mi fa sperare che sia tutto in discesa, anche se so bene che non sarà del tutto così.

Ricomincio da capo per la terza volta, riparto dal principio e archivio un 2009 difficile.
Sorriso, piccole rughe d'espressione e metto la prima. He sì, non posso partire in quarta adesso... rischio di ingolfarmi. Così spenti i motori a fine anno per metabolizzare il cambiamento, sono pronta a ripartire e vediamo come va.

Nel frattempo mi sono goduta una bellissima mostra al Vittoriano, che mi ha fatto ricredere, almeno per questa volta su questa struttura museale (che ho boicottato per tutto lo scorso anno a causa dei prezzi assurdi e dell'ignoranza di chi ci lavora).

Dada e Surrealismo in mostra fino al 7 febbraio 2010.


Sarà che il loro punto di partenza era il concetto di GIOCO, sarà che il loro punto di vista non era mai uguale a quello dell'altro. Unico punto in comune per tutti era la coerenza con se stessi, come artisti individualmente, sarà che ho un debole per Duchamp e Man Ray... questa mostra è davvero ben fatta.

Ricca, ricchissima di opere. Tra le più note la Venere Restaurata di Man Ray e l'orinatorio di Duchamp. Ma si perdono a vista d'occhio le opere! Impressionante perchè così quotidiane, eppure uniche.

Da vedere e godere, perchè nella mia testa rimbombava un solo pensiero "il design, la moda, l'adverting, la comunicazione... non hanno inventato niente, ci hanno pensato i dada e i surrealisti a rendere il quotidiano opera d'arte, a destrutturare il significato delle cose e fare di tutto un'opera d'arte"
Eccezionali.

mercoledì 9 dicembre 2009

Marilyn negli scatti di Bert Stern

E' bello scoprire da un banale discorso tra colleghi che il fotografo che ha immortalato per ultimo Marilyn Monroe prima della sua morte si chiama Bert Stern.
Bert Stern iniziò giovanissimo nella pubblicità ma, come accadde ad altri fotografi, fu Vogue a lanciarlo ai vertici della carriera, nei primi anni Sessanta.
Tre incontri con Marilyn Monroe per la rivista Vogue a fine giugno 1962, sei settimane prima della sua morte, hanno prodotto immagini di straordinaria bellezza e una Marilyn unica.
Bhè, tutto è nato da "A colazione da Tiffany", si parlava del film, poi dell'attrice Audrey Hepburn, del tipo di bellezza, del concetto di eleganza. E poi il confronto con Marilyn, chi è più elegante, chi più burrosa... opinioni discordanti...


Da qui il ricordo lontano di scatti macchiati di rosso, Google in aiuto ed ecco apparire questo nome Bert Stern.

Io, da amante della fotografia raccolgo l'in-put, mi metto alla ricerca di info e non perdo l'occasione per pubblicare qualche suo scatto di Marilyn, per ricollegarmi a quel discorso di partenza.


Già, perchè Marilyn, percepita come sogno erotico, mito, come una gonna di chiffon che vola a coprire labbra carnose dipinte di rosso, in questi scatti di Bert Stern è solo una donna bellissima e piena di fragilità.

Immagini uniche, arricchite secondo me, da quel pennarello rosso che semanticamente preannuncia la morte, ma in realtà eliminava solo gli scatti di troppo.



Qui alcuni scatti, tra i quali ho preso quelli pubblicati, e Qui un post interessante altri scatti meravigliosi.

La ricerca non finisce... ormai la curiosità mi fa volare e come sempre le coincidenze rendono tutto più divertente! Altri due scatti di Bert Stern presi da Qui che immortalano Marilyn e Audrey

lunedì 23 novembre 2009

Le fanciulle di Zigfeld


Lascio alle mie spalle un weekend molto intenso, e anche se con la solita fretta, devo raccontare almeno un paio di cosette.
Prima di tutto, dalla lontana-ma-non-troppo Genova, mio fratello e prole sono venuti a trovarci a sorpresa. Il piccolo Giancarlo è diventato un frugoletto con tanto di faccine e guance morbide.

Domenica, dopo il pomeriggio Boing di sabato, ci siamo regalati una passeggiata al MAXXI, dove ho potuto calpestare un pò di architettura contemporanea, con grande felicità!
Personalmente adoro gli Archistar, mi piace pensare di girare per la città e poter dare un nome ai palazzi che la popolano, del resto, gli Archistar non sono il prodotto del nostro secolo, almeno per Roma, dove Bernini, Borromini e Buonarroti possono dire di essere delle vere star al pari di Richard Meier e Zaha Hadid. Ma ne riparlerò più nel dettaglio, con qualche bella foto!

Ma ma... il momento più bello della giornata è stato quando sprofondata sul mio divano mi sono immersa nel mondo di Zigfeld!
"Le fanciulle delle Follie" Zigfeld Girl il titolo originale, è un film musicale bellissimo, datato 1941 che ha tutto da insegnare, diretto da Robert Z. Leonard.

Ecco il trailer


Dialoghi eccezionali, tutto il film ruota in una spirale di eventi, racconti, persone, un continuo sali e scendi dove i personaggi tornano su se stessi come riflessi in uno specchio.
Le scale che le Stelle di Zigfeld scendono e salgono sorridendo sulla scena, sono le stesse che le portano alla gloria e alla rovina nella loro vita privata.

Eccezionali gli attori, bellissime le coreografie. Eccezionale l'uso del bianco e dell'argento per i vestiti, il modo di far emergere dal bianco e nero la ricchezza della scena.
Bellissimo, e da vedere!

una scena dal film, non la più bella purtroppo... il video è stato privato dell'audio da Youtube, peccato!



martedì 13 gennaio 2009

Vecchie fiamme


Il 2009 è iniziato... a rilento, piano piano ma c'è, con i suoi problemi in vista e con tante aspettative.
La mia routine continua con grande difficoltà, diciamo che mi sto imponendo per mantenerla, non senza fatica. Nel frattempo vecchi amori tornano a galla. Non che fossero passati, ma si erano un pò assopiti... erano sonnecchiosi e annoiati.
La danza e il tango hanno rubato spazio all'arte. Anche la danza è arte, ma da quando la danza è diventata parte integrante delle mie settimane, della mia vita, la pittura, la fotografia, le installazioni e tutto il mondo dell'arte si è ritrovato nell'angoletto della mia mente. Un peccato.
Già aver appeso i pennelli, le matite e le tele al chiodo mi ha dato non poca sofferenza, adesso rendermi conto che il mio più grande interesse se ne sta svanendo dalla mia testa mi rattrista un pò.

Tutte queste considerazioni sono nate nella mia testa grazie a Borderlove e alla Dorothy Circus Gallery di cui non conoscevo nemmeno l'esistenza... inammissibile.
Come mai non conosco questa galleria?? Perchè non me ne sono più interessate! :-(

Bhè, venerdì inizia Borderlove, una mostra dedicata all'amore estremo. E' "Border-Love", la rassegna delle opere degli artisti Consuelo Mura, Lostfish, Benjamin Lacombe, Kmie Chan esposte presso la Dorothy Circus Gallery di Roma dal 16 gennaio al 25 febbraio. Gli artisti presentano, nei loro dipinti, gli amori di oggi: precari, incomprensibili, privati, spesso invisibili. Molteplici volti degli amori moderni, che hanno oltrepassato il limite delle buone maniere e del perbenismo, ribelli ma intrisi di spiritualita' antica, nutriti di solitudine. Storie, dinamiche, giochi e loro protagonisti, al confine tra il sano e l'insano. Amanti non coniugati ma ugualmente congiunti. Nel suo primo anno di attivita', la Dorothy Circus Gallery ha fatto conoscere in Italia le opere del Pop Surrealismo, illuminando i lati oscuri delle favole per adulti, riportando a galla nuove mitologie, capovolgendo e risuscitando il subconscio.

Gli artisti sono bravissimi:
Consuelo Mura donne dalle gambe in vista, bianchissime, quasi di ceramica e scarpe colorate, rosse, nere, lucide... bellissimo il contrasto.


Lostfish un tratto morbidissimo, occhi languidi e bagnati, labbra carnose per bambine/donne e mostriciattoli. Guardatevi il blog ne vale la pena.


Benjamin Lacombe , nei miei appunti di post c'è scritto "il mio preferito"... sì, ora che mi sono rivista il sito è veramente grandioso. Un tratto sporco, incarnato grigiastro e tanti piccoli dettagli in ogni soggetto. Interessante, guarderei ogni suo disegno per delle ore. Bellissimo.


E infine, l'ho tenuto per ultimo perchè mi ha creato un pò di scombussolamento è Kmye Chan . Il motivo di tanto scombussolamento lo scriverò in un altro post, perchè ho bisogno di fare un confronto e di capire un pò di cose. Cmq è sconvolgente, mi piace molto.

Bhè, adesso bisogna solo andare all'esposizione.


Ciau

giovedì 9 ottobre 2008

Arrivederci Tesi ciao!



Attenzione, polemica in arrivo!
Oggi ho iniziato la mattina con questo articolo su 06blog.
La nuova amministrazione romana decide di sostituire il Festival FotoGrafia, con un da un Festival della Letteratura dei Migranti e dalle mostre per i 100 anni del Manifesto Futurista e per i 40 dello sbarco sulla luna.

Complimenti. Sono abbastanza schifata da questa decisione, del resto questo è uno dei motivi per i quali non ho contribuito a questo cambio di direzione politica su Roma... aimè! vediamo quanti asili nido pubblici apriranno e quante altre cose meravigliose per la comunità faranno con i soldi risparmiati dalla Notte Bianca (altro tasto piuttosto nervoso per me!).

Amo il Futurismo, credo sia una meravigliosa corrente artistica, ma non penso che si debba sostituire un Festival, come FotoGrafia, che dalla sua prima edizione è cresciuto a dismisura, ha fatto conoscere e apprezzare la fotografia, i linguaggi e l'arte del fotografare a Roma, portando un'enorme contributo alla nostra città in termini artistici. Penso solo ai lavori dedicati a Roma negli ultimi anni appositamente per il Festival, penso alle bellissime location del Comune di Roma, le location storiche del Festival...

Sconcertata e molto infastidita. Il Festival è parte di me... l'ho studiato, l'ho analizzato e lo seguo ogni anno con grandissimo piacere e affetto. La fotografia va gustata con lo spirito di questo Festival, non solo guardando delle stampe, ma entrando dentro al senso, dentro all'occhio e alla testa del fotografo.

Grazie davvero. Grazie. Non mi perderò il Festival della letteratura dei migranti, ne tanto meno le mostre sul Futurismo, se ce ne saranno... (che nonostante la penosa strumentalizzazione, è sempre un periodo dell'arte affascinante e ricco di opere da mettere in mostra). Mentre salterò a piedi pari lo sbarco sulla luna... con tutto il rispetto... Google mi da tutto quello di cui ho bisogno, il giorno dei 40 anni ci sarà una bella homepage con una lunetta e mi basterà!

Ovviamente prima però, andrò a seguirmi gli eventi e le mostre organizzate per il Festival FotoGrafia, che più piccolo, sarà lì ad aprire la primavera romana, sempre ricchissimo di grande fotografia, senza le location storiche...

lunedì 22 settembre 2008

Ben arrivato Klimt!


Weekend di novità per me!

Intanto ho fatto il grande passo, ho messo finalmente la testa a posto... niente di serio, ho solo dato una sonora sforbiciata ai miei capelli, che chiedevano pietà!
Il casco, la piastra, e non so cos'altro li aveva ridotti maluccio e a vedermi con quei tre boccoletti penzolanti dalla testa non ce la facevo più. Ho raccolto l'ennesimo input di Davi (molto velato) "Taglia sti capelli", e il suggerimento di Cipofra "via sti rami secchi"... e sono andata dal primo parrucchiere che ho trovato. Non scherzo. Ho visto un paio di adesivi a forma di mela verde e margherita e sono andata. In tre ore, il mio conto in banca ha subito una violenza e la mia testa si è alleggerita. Bhè, non male! suggerisco la mia nuova parrucchiera di fiducia! Appena uscita sembravo una pazza... la sera sono lievemente migliorata, ma ancora non mi sento proprio a mio agio. Per i miei gusti ancora mi specchio troppo... quando camminerò per strada e non mi specchierò nelle vetrine, e quando tornerò a non truccarmi ogni volta che esco, vorrà dire che ho preso confidenza con la nuova testa!

Ma non solo i colpi di testa hanno arricchito il mio weekend... finalmente il primo Klimt è entrato in casa. Un evento. Abbiamo scelto con cura una riproduzione che rendesse onore al mio pittore preferito, per collocarla nella nostra casetta in un punto ancora non precisato.

Bhè, abbiamo dovuto eliminare, per eccessivo amore verso Klimt, il periodo d'oro. Le riproduzioni sono veramente impietose... l'oro diventa marrone e la luce abbagliante degli originali, adorati a Vienna più di otto anni fa, non esiste. Non posso mettermi in casa questo.

Quindi, puntiamo sulla malizia e sulla provocazione delle donne klimtiane, quelle donne che mi hanno trasformata appena le ho viste. Quei capelli rossi, quei corpi nudi bianchissimi e quegli sguardi maliziosi, mi basterebbe un terzo di quella malizia. Sì. Pesci d'Oro. Detto fatto, ieri lo abbiamo comprato, adesso una bella cornice e poi decideremo dove collocarlo.

Ben arrivato Klimt.

venerdì 19 settembre 2008

Niente Sole oggi


La mia amica Cipofra ha capito tutto della mia giornata oggi... sì, non ho voglia di fare un tuno, o meglio... mi è passata la voglia, mi si è proprio spenta a dire la verità e chissà se si riaccenderà...

partendo da questo concetto, Cipofra ha colto l'aria che tira nella mia testa (la testa di Alice) e mi ha inviato una bella poesia di Trilussa.


Eccola qua.
Grazie Cipò! :-)



La fretta

Se stà a fa' sera e nantra giornata de lavoro se n'é annata;
c'ho l'ossa tutte rotte, la capoccia frastornata.
Cammino senza prescia, tanto, che devo fa'?

Si torno presto a casa me tocca pure sfacchinà!
Sur viale del tramonto me fa l'occhietto er sole,
e dopo na' giornata a dà i resti a chi li vole,
l'osservo 'mbambolato, come fosse na' visione.
Me fermo lì a guardallo, ma chi l'avrà inventato?E' bello forte, nun l'avevo mai notato!
Sempre a combatte, sempre appresso a tutti i guai,
splende splende, ma nun m'o godo mai.

E robba che co quell'aria bonacciona e rassicurante,
riescirebbe a fa' sentì amico ogni viandante.
Stà palla arancione m'ha messo pure arsura, ma, ahò!!
Nun so mica na' monaca de clausura!
E allora o' sai che nova c'è ? Io nun c'ho più fretta...

...e me butto drent'ai meandri de' na' fraschetta.
Con le zampe sotto ar tavolino,
e in compagnia de' n'ber fiasco de vino,
me guardo intorno soddisfatto,
finalmente ho smesso de sbrigamme come un matto!!
E mentre er Cannellino m'arriva ar gargarozzo
Rido cò n'amico e ordino nantro litrozzo.

La vista me se annebbia,
ma non la mia coscienzache se mette a riflette sull'umana esistenza:
a che serve stà sempre a core pe' tutte le raggioni
si so quasi sempre rotture de' cojoni??


TRILUSSA

lunedì 26 maggio 2008

Poche chiacchiere


Weekend intenso. Mi lascio alle spalle un tre giorni densi di cose, pensieri, progetti. Venerdì sera abbiamo unito delle amicizie, generalmente non lo facciamo mai, cerchiamo di vivere i rapporti con le persone che frequentiamo in modo esclusivo per non rompere degli equilibri. Venerdì no, abbiamo unito, siamo usciti dagli schemi amici del tango, amici dell'università, amici d'infanzia e abbiamo mixato tutto, ne è uscita una serata piacevole e divertente, discorsi folli, pettegolezzi e tante risate. Mix andato bene!
Sabato cinema. Gomorra. Un film tosto, niente di romanzato, tutta cruda sostanza con una bellissima fotografia, una luce opaca che rende tutto umido fino all'osso, questa la mia sensazione. Non è un mio film, non rientra tra quelli che comprerei in dvd, ma uscire dal cinema con quella sensazione non mi capitava da tanto, un senso di vuoto dentro, di mani legate, di paura e quotidianità spaventosa in un altro mondo incomprensibile, che necessita dei sottotitoli per essere compreso.
Domenica sono tornata a casa. FotoGrafia Festival. Il PdE ha ospitato quest'anno la collettiva su Roma, 11 fotografi per raccontare Roma. Tra questi non poteva mancare Gabriele Basilico, con la sua Roma attraverso il Tevere. Il fotografo architetto, che celebra la struttura della città attraverso, questa volta, la relazione con la linea fluida del fiume. Degli undici, una bella scoperta è stata Claudia Jaguaribe da ricercare e tenere sott'occhio.

Tra gli altri fotografi presenti al PdE ho apprezzato molto il lavoro di Paolo Woods che mi ha aperto gli occhi sulla colonizzazione Cinese in Nigeria, Congo e Algeria e Leonie Purchas, una trentenne che è arrivata ad indagare se stessa, la sua intimità, la sua famiglia.

E poi è finito il weekend e sono rientrata a pieno ritmo nella settimana, chissà se prima di venerdì riscriverò ancora. Prevedo qualche giorno di silenzio, un pò di sana strizza...

lunedì 3 marzo 2008

Super WE! - parte seconda

Come promesso, un resoconto di domenica. Data la penuria della nostra condizione economica (la ricerca di una casa e soprattutto l'accumulo di soldi ci sta facendo diventare asociali!!!) le nostre amate visite alle mostre si sono drasticamente ridotte, predilegendo nella maggior parte dei casi mostre gratuite. Fortunatamente siamo amanti anche dell'arte contemporanea, così ci siamo potuti dedicare al The Road to Contemporary Art.
David mi aveva avvertito "Fra, è una fiera, hanno voluto unire il mercato dell'arte e l'esposizione", Ok, proviamo.
Ecco le nostre tappe.

Abbiamo aperto il giro di mostre alle Terme di Diocleziano, un luogo meraviglioso che si sposa a meraviglia con l'arte contemporanea. Per arrivare all'ingresso abbiamo attraversato una festa peruviana, dove tantissime persone banchettavano e offrivano dolci fatti in casa ai passanti, bellissimo.
Ho trovato questo ciclo di "opere" un pò troppo cervellotica, mi ha fatto pensare alla pubblicità del parmigiano dove due intenditori di arte parlano di quanto sia poetico un broccolo verde... ecco... ce ne erano molti!
Delle tante "opere" poche mi sono rimaste impresse e credo che, dal mio punto di vista, valga la pena citare. La prima è questa:


Sembra avorio, sembra arte classica giapponese, in realtà è il materiale che si usa per isolare le pareti e che nell'arte e nell'artigianato è molto di moda ultimamente. L'effetto è molto bello, sembra cera d'api, sembra morbido, ma da lontano inganna. Bello. Non chiedetemi chi sia l'artista, il clima non mi ha messo a mio agio e ho vagato disordinatamente.
Subito dopo la mia attenzione è stata colpita da questa:


Milioni di morti fanno meno male di una zampa ferita di VedovaMazzei. Ora, la cosa che mi ha colpito è stata la pella incisa, l'uso della luce e soprattutto la statua imballata nella nicchia sovrastante alle poltrone. Ecco, quella non era un'installazione. Era un reperto impacchettato come altri all'interno delle Terme, ma guarda caso in quel contesto mi ha ricordato il famoso broccolo verde di cui sopra... Andiamo avanti. David mi cerca e mi ferma (alle mostre siamo due estranei...) per dirmi che dietro a un quadro c'è una foto di Nan Goldin. Wow! Adoro Nan Goldin, sono passata davanti a quella foto già prima e ho pensato "Bella questa foto!" ma non ho cercato nemmeno di vedere di chi fosse... così ecco qua il mio reperto impacchettato...

Usciti da qui un pò sconcertati abbiamo attraversato Piazza della Repubblica e ci siamo soffermati davani alla Chiesa di Santa Maria degli Angeli dove David si ferma e dice "Bello questo portone!! ma c'era prima?" e io "Bho, mi sembra Mitoraj!!!" e David "Sì, mò è tutto Mitoraj".
... Ebbene il portone era di Mitoraj... capito???!!! Puzzone! Eccolo, la foto è di Davi e il mio riconoscimento piuttosto banale, visto che questo scultore ha il marchio di fabbrica!!


Tra chiacchiere, prese in giro per Mitoraj e risate ci siamo spostati a Palazzo Rospigliosi, un palazzo molto bello... dove all'interno riscopro lei... Nan Goldin. Questa volta però la fotografia mi ha parlato di lei, e io l'ho riconosciuta all'istante. Così ho fermato il tempo, come ha fatto lei in quel doloroso autoscatto. Eccomi con lei...


Ed infine siamo andati al Tempio di Adriano. Qui a Piazza di Pietra, dove abbiamo goduto diverse volte di suggestive installazioni, mi sono ritrovata in un "mercatino" tipo ponte milvio o porta pia. Una tristezza, il vero svilimento. Lo so, lo so, è solo la realtà, è solo il motore dell'arte, il mercato... ma non voglio più vederla così, io non voglio vedere l'arte, la voglio godere. Per godere l'arte ho bisogno di un'allestimento, di un percorso (che non necessariamente seguirò). Ma così... è davvero un peccato. Tutti questi stand con un tavolino, dove troneggiava sempre un Apple, e stanchissime mercanti d'arte al cellulare, con i loro occhiali colorati e i loro completi firmati. No... non è un posto per me. Datemi un libro, un catalogo e un'audioguida, un'allestimento e una bella luce che valorizzi quello che sto vedendo. Piazza di Pietra per me è bocciata. Non mi è piaciuta affatto. Eccola...


Per fortuna poi ci siamo fatti una bella passeggiata al Pantheon... e abbiamo chiuso la serata prima con un mittttico autoscatto e poi con il Dr. House.

Baci

P.s. per una critica delle varie mostre consiglio Artsblog, le mie sono opinioni ovviamente, io vivo l'arte di pancia! ;-)

martedì 5 febbraio 2008

Oum Kalthoum - attenzione... post lungo!!! :)


Avrei dovuto parlare della stazione termini, collegare il discorso alla mia pessima giornata e alla mia voglia di evadere, magari di partire, con il primo treno, poi avrei dovuto riunire il tutto alla mostra fotografica vista domenica... ma non l'ho fatto... e almeno per stasera non lo farò.
Prima di andare a docciarmi di dosso la lezione di danza, voglio approfondire un personaggio di cui dovrei sapere tutto, ma che in realtà conosco poco e solo per alcune canzoni.

Il perchè è semplice, la nostra insegnante ci dice sempre "una danzatrice può dirsi tale solo se ha ballato almeno una volta nella vita una canzone di Oum Kalthoum". Ma ballare non sta per "muoversi", sta per "entrare nella musica", e ogni volta sembra un'impresa impossibile. In effetti credo che lo sia.


Oum Kalthoum
. L'ho conosciuta a lezione di danza di Salua, lei la adora, si emoziona anche a raccontarci di questa cantante. Inizialmente non avevo dato troppa importanza alla cosa, ok, le piace, finisce lì la cosa. Poi però entro da Feltrinelli e vado alle guide turistiche, mi tuffo in un attimo nella guida (enorme) dell'Egitto, David mi guarda e scuote la testa (della serie... guardatelo lì, perchè con me non ci andrai!! sigh! penso io) ma vado avanti. Tra le pagine appare una foto di questa donnona, con occhialoni scuri, e poi ancora pagine su di lei, e sulla massa di persone che è accorsa ai funerali. Attenzione, penso... non è proprio una sconosciuta. Approfondiamo.

Dal sito Arab.it ho trovato notizie interessanti sulla sua biografia. La versione integrale la trovate qui.

Oum Kalthoum (il suo nome completo: Oum Kalthoum Ibrahim al-Sayyid al-Baltaji) nacque nel 1904 in un piccolissimo villaggio egiziano del Delta del Nilo, da un'umile e devota famiglia di agricoltori.
Nel 1928 finalmente, raggiunse la celebrità grazie all'innovazione della radio: la sua voce straordinaria ebbe una grandissima diffusione. Le sue canzoni iniziarono ad essere trasmesse tutti i giovedì sera da un piccolo programma radiofonico, finché lei divenne, nel 1934, l'artista più trasmessa dalla Radio Nazionale Egiziana. Il successo le permise di prendere in mano le redini della sua carriera; dal 1938, infatti, Oum Kalthoum cominciò a prodursi da sola e a negoziare i suoi contratti. In questo periodo le sue canzoni erano musicate dal compositore Muhammad Al-Qasbaji e scritte da un gran poeta, Ahmad Rami, il quale l'amò (pare non ricambiato) di un amore forte e sincero per tutta la vita . . .

Alta, dalla capigliatura nera e con una forte personalità, ai concerti affascinava gli ascoltatori con il timbro inconfondibile e inimitabile della sua voce e gettava il pubblico in un delirio di rapimento estatico. Le sue canzoni erano per lo più poemi epico-lirici che duravano tra i 30 e i 60 minuti; c'era, generalmente, un'introduzione strumentale di circa dieci minuti al cui termine faceva ingresso lei, regalmente accolta da fragorosi applausi. La sua voce impostata, sonora, melodiosa, piacevole era maestra nell'arte dell'interpretazione e sempre riusciva a coinvolgere il pubblico che, entusiasta, irrompeva, durante i numerosi concerti, in risonanti applausi e commenti di pura commozione.
Oum Kalthoum, colei che poteva, con la sua straordinaria voce, spingere gli ascoltatori a ridere o portarli alle lacrime, divenne verso la fine degli anni '40 il simbolo della canzone araba e, da allora in poi, la sua vita venne identificata con la storia dell'Egitto moderno. La sua fama, seconda solo a Nasser, era tale che le notizie politiche importanti erano mandate in radiodiffusione prima dei suoi concerti. Negli anni '50 l'Egitto aveva due sole incontrastate guide: l'eroe carismatico Gamal Abdel Nasser e "la sfinge eterna", la "Stella dell'Oriente", Oum Kalthoum, signora senza figli, ma madre di tutto l'Egitto.
Nel 1954 si sposò con il dottore Hassan El- Hifnawi, mettendo fine ad una lunga serie di scacchi sentimentali.
Tra il '50 ed il '60, gli anni del suo più alto splendore artistico, fu soprannominata "Ambasciatrice dell'arte araba" e la sua importanza era tale che ovunque veniva accolta con cerimoniali degni di capi di stato.
Agli inizi degli anni '70 la sua salute, già delicata, andò peggiorando, perturbando sempre di più la sua vita professionale e spesso costringendola ad annullare dei concerti. Il 21 gennaio 1975 Oum Kalthoum fu colpita da un malore violento che la portò alla morte il 3 febbraio dello stesso anno, mentre i giornali e la radio di tutto il mondo arabo informavano gli ascoltatori minuto per minuto sulle sue condizioni di salute.
Il suo canto sublime è stato applaudito in tutte le regioni d'Egitto ed in tutto il mondo arabo. Ha cantato per celebrare la fusione tra Siria ed Egitto, per il crollo della monarchia irachena, per la sottratta Palestina e per le donne libiche; ha cantato per gli uomini che lavoravano negli sperduti cantieri del deserto, per i contadini divenuti operai, costruttori e soldati. Ognuno poteva in quella voce sentire la propria sofferenza, il proprio passato, il proprio presente, la propria patria, ognuno poteva, in quella voce, sentire se stesso.
Duecentottantacinque sono le stupende canzoni del repertorio di Oum Kalthoum che, tutt'oggi, rimane la rappresentante più ammirata e conosciuta della tradizione classica della musica araba. La sua notorietà e l'amore sincero che migliaia di persone provavano per lei, fece sì che nemmeno la morte poté diminuire la sua fama che, ben presto divenne mito.
Nel 1975, tutti furono presenti al suo funerale: stelle del cinema, poeti, ambasciatori, ministri. Più di tre milioni di ammiratori che, in lacrime, volevano dare a Oum Kalthoum l'ultimo arrivederci. In realtà il funerale non fu l'ultimo saluto. Il 28 dicembre 2001 al Cairo è stato inaugurato un museo dedicato alla musica e alla vita di questa grande cantante.

Lo stile di scrittura mi ricorda i racconti de "Le Mille e una notte", uno stile così... barocco... no?! mi piace!
Ecco, nelle mie navigazioni ho trovato anche qualcosa di più interessante e più concreto di tutto questo... qualche appassionato ha raccolto i video delle esibizioni di questa eccezionale cantante in un myspace a lei dedicato. Qui http://www.myspace.com/umkalthoum si possono vedere e ascoltare le sue performance canore.

Nota di colore. Se avete letto non vi sarà sfuggito che il poeta che scriveva le canzoni per lei, era anche innamorato di lei, ecco, c'è un libro che parla di questo amore: Ti ho amata per la tua voce di Sèlim Nassib. Non ho letto il libro, ma ne ho sentito molto parlare. Quando lo leggerò vi dirò...
Per il momento... mi basta questo, ho cercato e trovato info interessanti e utili alla mia autostima. Mi basta, e spero che domani sia una giornata migliore. Il martedì nero di Fra :)

giovedì 13 dicembre 2007

Colori

Se nella noia provate a cercare in Google Immagini i colori, ne vedrete delle belle...

io ho cercato:
- rosa: e ho trovato me stessa...


- rosso: e ho trovato un'altra parte di me... quella dentro al pink


- viola: il mio colore preferito...

Voi che colori cercate? e cosa vale la pena segnalare?
baci

lunedì 10 dicembre 2007

Broken Angel


Oggi navigo distratta, non ho niente da cercare. Intorno a me tutti di corsa, io no. Bha, forse ho perso qualche passaggio, forse non c'è niente per me oggi.

Così cerco di aggiornarmi, di trovare idee nuove da proporre, spunti interessanti. Guarda caso arriva NOT, ottimo! Lo leggo.

Tante idee, tante cose davvero interessanti, ma solo una mi colpisce davvero. Il Broken Angel. A pagina 7 il titolo dice La leggenda di Broken Angel - Una costruzione abusiva diventa opera d'arte.

Così inizio a leggere e scopro questo palazzetto, costruito abusivamente e acquistato da una coppia, i Wood, negli anni '70. Loro hanno trasformato pian piano questo palazzetto in un'opera d'arte, aggiungendo qua e là elmeneti, ferraglia, legno e vetro. Poi un piccolo (?) incendio e i vigili del fuoco l'hanno dichiarata inagibile, allontanando il sogno dei Wood di far diventare il palazzetto un punto di incontro per i giovani artisti. Nel quartiere c'è chi lo odia e vorrebbe buttarlo giù perchè lo considera un pericolo, e chi lo ama perchè lo paragona a Gaudì... io farei parte di questi secondi!

Finito il breve articolo, la curiosità mi rode dentro. Google. Ho trovato una cosa molto più interessante dell'articolo, l'account Flickr dei Wood, con tante foto del palazzo, i particolari e tutte notizie interessanti.

Ecco qua il link per andare a guardarsi le foto su Flickr-Broken Angel.

Se poi, la curiosità va oltre questo argomento e volete leggervi l'ultimo numero di NOT, basta cliccare qui e scaricarlo!

venerdì 7 dicembre 2007

Ezequiel y Eugenia... stasera




Stasera saranno loro, Ezequiel Farfaro Y Eugenia Parrilla ad aprire il 3° International Tango Festival, e noi saremo lì. Sì per loro, sicuramente per ammirarli prima di cercare di prendere il più possibile dallo stage di sabato e domenica, ma saremo lì anche per i nostri maestri e amici, Alex e Mimma, che ce la mettono tutta, ogni anno, per tirare fuori un Festival più bello del precedente.

Alex e Mimma

Dal sito Meditango ecco lo spirito con il quale EzYEug sono stati invitati a partecipare al Festival:

Ezequiel y Eugenia

Ezequiel ed Eugenia, filiazione ma anche paternità di due coppie celebri nell’investigazione dello stile del Tango di fine secolo, sono due mostri di tecnica. Nel vederli muoversi non ci si aspetterebbe quelo che accade.Eppure accade. La loro didattica è parte del loro show, in questo loro voler creare un Tango popolare e colto al medesimo tempo, fatto di movimenti e comunicazione serrata ed imprevedibile. Il controllo nella libertà. Ezequiel Farfaro è anche un attore, ed alla sollecitazione ad intervenire al nostro festival ha risposto che mai come in questa occasione si sentirà di essere se stesso. Eugenia è una insegnante celebre. Ha creato uno stile, e questo stile vuole trasferire. Energia, creatività e una generosità didattica che non è applicata ma connaturata al suo Tango. Il resto, la partecipazione fittissima in occasioni festivals, spettacoli in ogni angolo del mondo è veramente un dettaglio.


Ezequiel&Eugenia
Salaria Sport Village via S. Gaggio,5
7 dic VENERDI' h.22,30

Gran Galà Salaria S.V.
con esibizione di Ezequiel Farfaro & Eugenia Parrilla
Tj Punto y Branca

Ancora info? Una novità che ho scorperto cercando video è questa... Qui trovate il channel di Youtube dove si possono vedere i primi video postati da Meditango... niente male davvero.

giovedì 29 novembre 2007

Non calpestate i Palmipedoni :)


"Se io avessi un mondo come piace a me, là tutto sarebbe assurdo: niente sarebbe com'è, perché tutto sarebbe come non è e viceversa! Ciò che è non sarebbe e ciò che non è sarebbe! (Alice)"


Stamattina David mi ha passato il link ad un articolo su Kiki Smith, arista, figlia d'arte, femminista, sognatrice. Attratta dal corpo, in tutte le sue forme. Tra i suoi lavori ho letto ispirazione alla fiaba, Cappuccetto Rosso e Alice nel paese delle meraviglie. Lei, Alice, mi ha spinta a fermarmi un attimo a pensare.
Ho conosciuto Alice attraverso Disney, mio papà mi ha comprato il vhs da piccola, mi piaceva sì, ma non lucciava nulla, non c'era niente di principesco in lei. Niente castello, niente cattivi, niente vestiti da favola. Solo una bimbetta con i polpaccioni che passeggia in posti strani, non troppo interessante!
Poi alle superiori, Serena, la mia amica e compagna di classe, di disegno e di tutto in quel periodo, mi ha aperto il mondo del Brucaliffo, del fungo magico, del Cappellaio matto, e soprattutto dello Stregatto e della Regina di Cuori. Così ho iniziato a vedere il cartone con altri occhi, ho iniziato a metabolizzare il concetto di follia in Alice, e il paese delle meraviglie ha iniziato pian piano a diventare un sogno. Ma il libro era ancora lontano dalla mia testolina.

He già, il mio percorso con Alice è a ritroso, sono partita da una possibile lettura e poi sono arrivata al testo.

"Cosa esser tu? (Brucaliffo)"

Lo scorso anno ho comprato Alice nel paese delle meraviglie e Alice attraverso lo specchio, ed. Mondadori. Un libro bellissimo, intenso. Anzi due! Sì, perchè il libro di Lewis Carroll è strutturato in due racconti. Il primo, è quello dove ci sono i maggiori spunti ripresi nel cartone della Disney, ma un elemento che mi è rimasto nella mente del secondo racconto è la struttura del racconto basata sul gioco degli scacchi. Il binario del treno e le siepi sono la scacchiera, e i personaggi si muovono e agiscono come le pedine degli scacchi.


"E ti sarai accorta che in fondo sono mezzo svanito anch'io! (Stregatto)"


Non so che mi è successo, ma ho iniziato ad amare profondamente Alice e tutti i personaggi che le ruotano attorno. Il mio preferito? Il Brucaliffo. Mi tranquillizza con il suo atteggiamento saccente e poi, lui, è un sultano. Fantastico. Ho una certa ammirazione anche per lo Stregatto... anche se... il suo di atteggiamento non è proprio nelle mie corde, la gente (e i gatti matti!) che sorride con troppi denti, mi imbarazza... sono matta anche io, come lui.

Precisazione. Non ho utilizzato immagini Disney di proposito. Primo: Alice non era bionda. Secondo: Alice parla di un sogno, quindi le immagini devono essere tutte in uno stile diverso, secondo me, per evidenziare l'individualità del sogno.

martedì 27 novembre 2007

David Lachapelle - Milano 25 sett 07 - 6 gen 08

non vi ricorda Tamara De Lempicka?

Non ho mai nascosto la mia anima pop... anzi! il mio blog è nato di un rosa stucchevole e i richiami alla cultura pop sono sempre una grande soddisfazione per me. Tutto è consapevolmente studiato e proposto qui, con ironia e umorismo, nello spirito del riciclo culturale, tipicamente pop!

Quindi, per proseguire su questa linea che tanto mi piace, andatevi a vedere la mostra fotografica (?) di David Lachapelle iniziata il 25 settembre e in chiusura per il 6 gennaio 2008 al Palazzo Reale di Milano.

Uno dei miei primi amori in fatto di fotografia. Il mio amato Palazzo delle Esposizioni lo ha accolto ormai più di otto anni fa, con una fantastica personale, il manifesto della mostra era la cantante Madonna che faceva il verso alla Madonna, quella Santa davvero!

Il suo stile è eccezionale, mi piace il modo di elaborare le immagini per non nascondere nulla dell'artificio che crea. Scatena un forte impatto visivo, ogni sua foto è un piccolo capolavoro, corpi golosi, panini giganti, sesso, donne e corpi di plastica. Ma è tutto finto, e si vede! L'uso delle star, o almeno delle loro facce, rende queste immagini (nn riesco a definirle foto) solo più curiose!

Per non parlare poi delle citazioni artistiche e dell'uso del brand... eccezionale!

mercoledì 21 novembre 2007

Miao

In questi giorni una figura frulla ricorrente nei miei pensieri. Il gatto.

Il mio primo approccio con un felino è stato da bambina, quando mi illudevo di essere la "padrona" di una gatta (piuttosto allegrotta a dire il vero) che avevo chiamato "Ciucy". Lei mi ha fatto capire, dall'alto della sua regalità (tipica di ogni gatto) che i gatti non hanno padrone, che eventualmente sono loro a decidere quando e come farsi coccolare.

Perchè il gatto? Sabato scorso al Salaria ho visto un gattone bianco enorme, fatto di plastica gonfiabile, con una zampa alzata. Bha! la curiosità mi ha rapita, ma non sono stata in grado di trovare nulla! Poi navigando ho scoperto che il gattone bianco con la zampa alzata si chiama Maneki Neko, ed è un vero fenomeno, un simbolo... insomma, mi mancava un pezzo importante!Su wikipedia ci sono un sacco di informazioni sulla storia e sulle leggende legate a questo gatto e su Flickr e Google potete trovarne di ogni forma e dimensione, per non parlare delle aste on line su Ebay!

E poi, gatto = Novella Parigini. Una fantastica pittrice, che ha arricchito d'arte la mia infanzia. Se penso ai gatti mi viene in mente lei, che tanto li amava. Da bambina mio padre mi portava a Via Margutta a vedere i pittori che esponevano le loro opere. Fra loro amavo i dipinti di Novella Parigini che se ne stava lì, con i suoi ritratti di donna e i suoi gatti, entrambi con gli stessi occhi, e io sognavo di dipingere come lei.
Un'artista da cercare e non perdere!
Il legame fra Maneki Neko e Novella Parigini non c'è, quindi non cercatelo! ;)

miao!

martedì 6 novembre 2007

Il triskell




foto

Oggi ho imparato qualcosa di nuovo, e questo da un senso migliore alla mia giornata, visto che ultimamente si riprendono la sera a danza o a tango... vabè andiamo oltre...


Dicevamo, ho imparto qualcosa, sì... sapevo dell'esistenza di alcuni simboli (non se ne conoscono mai abbastanza per dire di conoscerli tutti), ma ne ignoravo il significato, poi oggi per necessità - un piccolo lavoro di grafica - mi sono imbattuta nel simbolo del Triskell, bellissimo, tondeggiante, vorticoso. Mi piace. E poi il significato, che ho cercato superficialmente in internet, ma per il momento mi basta. Appena ho iniziato a leggere ho subito pensato alla mia amica Silvia, al suo modi di pensare e scrivere le cose nel suo blog. Così mi sono soffermata su un punto dell'interpretazione del triskell e ho pensato "se questo simbolo rappresenta le tre tappe della vita dell'uomo, allora lo posso associare a 'Le tre età della donna di Klimt', e ripensare tutto in una chiave al femminile". Ho deciso, questo simbolo mi piace. Per questo ringrazio il mio cognatuzzo Gianluca che me l'ha fatto conoscere!


Il triskell è un simbolo celtico molteplice, magico e druidico. Il suo nome deriva dal greco tris (tre) + keles (gambe), è anche il simbolo ufficiale della Britannia, e il fatto che il simbolo dell'Irlanda sia un trifoglio non è per niente casuale. I suoi tre riccioli, meglio detti volute, sono crescenti da sinistra verso destra, come il sole, nonostante la rappresentazione comune le voglia tutte uguali. Il suo simbolismo è vario: fondamentalmente, rappresenta la ciclicità cosmica, riproducendo graficamente le tre fasi solari alba-mezzogliorno-tramonto, ma anche il passato-presente-futuro. È sopravvissuto anche dopo la cristianizzazione delle terre celtiche, divenendo simbolo della trinità: basta notare le forme trilobate delle finestre delle chiese gotiche, o le finestre di vetro piombato medievali che talvolta mostrano tre lepri che si rincorrono e le cui orecchie formano al centro un triangolo. Altri simboli possono esssere le tre età dell'uomo infanzia-maturità-vecchiaia [Digressione: avete presente l'indovinello della Sfinge di Tebe a Edipo? Qual è quell'animale che la mattina cammina su quattro zampe, il pomeriggio su due e la sera su tre? È l'uomo, che da giovane gattona (la mattina su quattro zampe), da adulto cammina eretto (il pomeriggio su due) e da vecchio si sorregge sul bastone (la sera su tre). Non sembra ricollegabile? Pensate che è comparso per la prima volta in una tragedia greca del V secolo a.c., "Edipo Re" di Eschilo], le tre nature della divinità umana-animale-vegetale, i tre aspetti della Dea madre-figlia-sorella, i tre elementi del mondo terra(=cinghiale)-acqua(=pesce)-aria(=drago), che con il loro movimento rappresentano il quarto elemento, il fuoco, normalmente riassunto nel cerchio che incornicia il triskell. La Trinacria Siciliana, il simbolo della città di Agrigento, ricorda molto da vicino un triskell, rappresentando tre uomini in ginocchio, con particolare rilievo sulle tre gambe, che riproducono le tre volute: dopo tutto, anche nello stesso nome è racchiuso il significato di “gamba”. Gambe corazzate, disposte in questa combinazione, formano anche l'emblema dell'Isola di Man, con il motto stabit quocumque ieceris (=tornerà in piedi dovunque lo si getti). Anche lo stemma di Fuessen, in Baviera, mostra un treppiede. Si possono poi aggiungere tutte le svariate valenze che il numero 3, numero perfetto per eccellenza, ha assunto nelle culture di tutto il mondo, non ultima la trinità cristiana, i tre aspetti della dea Morrigan celtica (Badb, Macha, Morrigan), le tre Grazie, le tre Parche greche, con il loro corrispettivo germanico delle Norne, la Trimurti indù, le tre Erinni o le tre Eumenidi della mitologia greca, le nove Muse, che sono tre per tre, la divisione alchemica del mondo in corpus, anima et spiritus o sal, sulphur et mercurius.

lunedì 1 ottobre 2007

Ghada Amer


Dal 25 maggio al 30 settembre 2007 le opere di Ghada Amer sono state esposte al MACRO, Museo d'arte Contemporanea di Roma.

Purtroppo ho saputo della mostra troppo tardi per poterne parlare qui prima di andarci... infatti ho avuto la fortuna di vedere le sue opere ieri pomeriggio, ultimo giorno della mostra. Altro rammarico, quello di non aver potuto fare le foto, nonostante la mia coolpix fosse bella carica e pronta nella borsa e una tizia cinese scattasse a tutto andare. Ma, i tipi del museo mi hanno detto "niente foto" ed ho dovuto sottostare... nonostante la cinese... vabè lasciamo stare.

L'interesse per questa artista è nato dalla curiosità che ha scaturito in me lei come donna. Volevo vedere cosa produce una donna egiziana, un'artista che usa il ricamo sulla tela insieme al colore, che usa e consuma gli stereotipi legati alla donna (sia nell'immaginario maschile che femminile) per raccontare le donne. Ho visto la mostra e sono rimasta esterefatta. Davvero eccezionale. Ecco di seguito la scheda della mostra, tutto quello che c'è da sapere su di lei e sulla sua arte, e in particolare sulla mostra appena terminata al MACRO.

Da Exibart la sua biografia: Ghada Amer artista egiziana, da tempo trasferitasi a New York, presenta nella sua prima personale italiana cinque opere inedite di grandi dimensioni pensate dall’artista per lo spazio della galleria con le quali, grazie alla traccia labile del filo sulla tela parzialmente dipinta, cita episodi per lo più connessi al mondo dell’erotismo femminile.“Ho iniziato a ricamare perché volevo trovare il ‘ferro del mestiere’ femminile per eccellenza, per parlare delle donne. Così ho deciso di rimpiazzare il pennello con l’ago. Il ricamo ha a che fare con l’essere donne, femminili al di là di ogni convenzione. Il mio lavoro parla del ruolo della donna nella cultura in cui sono cresciuta: le mie opere, riproducendo immagini pornografiche con il ricamo, cercano di andare oltre una visione convenzionale della donna utilizzata nella società occidentale e di ribaltare lo stereotipo dell’oggetto del desiderio mostrando immagini di godimento e piacere sessuale praticato autonomamente dalle stesse. La ripetizione della medesima immagine vuole riempire la superficie della tela; la scelta della modalità espressiva del ricamo ha per me rappresentato la sfida di dover competere con una composizione pittorica tradizionale. Ed amo l’idea che questo possa rendere il messaggio più efficace”.

E poi ecco la scheda completa della mostra conclusa ieri al MACRO, da Teknemedia.net:

"Prima mostra in uno spazio pubblico italiano per l’artista egiziana Ghada Amer, presentata al Macro in concomitanza con Paolo Canevari e Atelier Van Lieshout. Nelle Sale Macro, l’artista presenta circa quaranta opere rappresentative della sua produzione dagli anni Novanta ad oggi, contraddistinte da una tecnica mista di ricamo, gel, acrilico e pastello. Fili multicolori, lasciati volutamente in eccesso come espansione pittorica, disegnano immagini ripetute che fungono da preparazione della tela all’intervento secondario del colore. Così che a prima vista i quadri rievocano l’espressionismo astratto, ma ad una attenta osservazione il messaggio appare sfrontatamente femminile e figurativo

Ghada Amer rielabora l’immaginario erotico maschile delle riviste pornografiche, ricamando pazientemente profili di donne nell’atto della masturbazione; liberando l’espressione sessuale, la capacità di provocarsi autonomamente piacere diminuisce l’influenza maschilista. Le immagini erotiche, ripetute, intrecciate e sovrapposte a diversi livelli di dimensione, danno vita ad una trama cromatica dal piacevole sapore folk, in cui convivono astrazione orientale e figurazione occidentale. Nell’ultima serie di disegni, dal titolo Breathe Into Me (2003-05), il fumetto e il cartoon disneyano si mescolano al filone porno, generando immagini dissacranti: baci saffici e nani esterrefatti, cenerentole, principesse e stelline erotiche alla Manara.

Chiara la necessità liberatoria del sesso di contro alla rigida cultura islamica: a monito dei soprusi inflitti alle donne Amer espone un burqa ricamato a mano. Comunque rispettosa delle tradizioni, Amer usa spesso l’arabo e i versi del Corano nelle sue opere. Interessata al valore del linguaggio e al potere della semiotica, a partire dalla metà degli anni Novanta realizza grandi tele ricamate con l’ausilio della parola, sviscerata nei suoi diversi significati. Si pensi all’installazione Barbie Loves Ken, Ken Loves Barbie (1995- 2004) ed in specie alle ultime tele realizzate sulle definizioni inglesi di Desire, Torment, Absence (proseguo di quelle in arabo su Love, Peace, Emergency e Freedom presentate alla galleria Francesca Minini di Milano).

Isolate dal contesto e trascritte col ricamo in proporzioni spettacolari, le parole sono libere di tornare alla significazione: la volontà di Amer è di ritrovarne un senso nella babele linguistica dell’occidente contemporaneo. Nelle opere giovanili il ricamo è più essenziale e le tele, sgombre dai grafismi di colore, raffigurano stereotipi femminili commerciali: donne al supermercato, davanti al televisore o impegnate in occupazioni domestiche (La femme qui repasse, 1992; La femme qui zappe, 1992). A differenza, nella produzione più recente il cucito è linea disegnativa vera e propria al cui interno la pittura, per Amer espressione d’arte prettamente maschile, è allineata e stesa, come sottomessa, al contorno del filo. Sostituendo i pennelli, il filato, con gran gioia delle pratiche femminili, rivendica il suo valore di nuovo media artistico."

martedì 25 settembre 2007

L'arte al femminile

in foto Claude Cahun

Oggi parliamo di arte e donne.
Sabato scorso ci siamo fatti del male, tutto è partito da "facciamo un giro il libreria?", ecco questa frase non dovrebbe mai essere pronunciata se non puoi spendere!! Ma noi, che ci vogliamo male andiamo lo stesso e prenotiamo virtualmente i libri.

Mentre vagavamo dentro Feltrinelli (quella di Piazza della Repubblica, una delle nostre preferite) ecco che trovo un libro dedicato alle artiste italiane del '900, quelle donne che pur avendo una bella testa piena non solo di capelli, ma anche di idee creative, sono state relegate alle spalle degli artisti uomini, loro contemporanei. Un testo parla di loro, e con grande dispiacere mi rendo conto che non conosco nemmeno un nome tre le tante artiste di cui parla il libro.

Così mi sono messa a cercare nella mia testolina le grandi donne dell'arte... ne ho trovate poche, forse per ignoranza, forse anche perchè ce ne sono poche.
La prima che mi è venuta in mente è stata Tamara de Lempichka di cui parlerò più approfonditamente in un altro post, se lo merita!

Poi ho pensato a Peggy Guggenheim (1898-1979), quella che conosciamo per la collezione d'arte a Venezia una donna complessa, anarchica, ribelle e passionale; nella sua vita la ricerca della libertà, la passione per l'arte, i soldi, le amicizie, gli amori si intrecciano formando un composto esplosivo e unico. Così la descrive la sua biografia.

E poi, non so come, mi è venuta in mente lei, la musa di molte artiste e fotografe contemporanee, quella che ha stravolto il visuale con le sue foto e i suoi travestimenti, che è stata fonte di ispirazione anche per Marcel Duchamp. Claude Cahun (1894 - 1972). Non posso parlare di lei, ne so troppo poco. Ho studiato parte della sua arte in un testo interessantissimo che consiglio a chi ama lo studio delle arti e del corpo, in ogni sua parte e senza paletti e pregiudizi. Il testo è "Dentro la trasfigurazione" di Luisa Valeriani, qui potete leggere l'indice del libro.
Cercando on line ho trovato questo sito dedicato a lei, che vi consiglio di visitare, per conoscere la vita e l'arte di questa eccezionale donna.
Quindi, che dire? di donne ce ne sono nell'arte, bisogna solo scovarle e capirle. Prossimo obiettivo è quello di comprare il libro di cui sopra, studiare tutte quelle artiste e cercare le loro opere!
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26 settembre 2007
Questo post mi piace, quindi continuo a scriverci sopra e a tenerlo bello vivo e in evidenza ancora per un pò.
Sbiriciando nella newsletter di Cultframe ho trovato la segnalazione di questo sito "Lo Specchio Incerto". Qui una donna molto preparata parla di fotografia al femminile, cita Diane Arbus, Claude Cahun e tante altre fotografe, ma anche fotografi!!
La fotografia è al centro di questo sito, e merita davvero di essere letto, perchè offre molti spunti interessanti anche sui libri di approfondimento sulla lettura della fotografia.

lunedì 10 settembre 2007

La notte in bianco

Installazione al Circo Massimo - foto di Fra

La notte bianca romana è stata un successo... come ogni anno sognavo di arrivare alle 6 del mattino bella arzilla e in forma, e come ogni anno alle 3.00 mi sono ritrovata sfranta con la schiena a pezzi a pregare Davi di andare a casa!!
Avevamo tante cose da vedere, ma alla fine abbiamo visto quello che capitava sotto il nostro sguardo. Per noi la notte bianca è iniziata la sera prima con l'installazione al Circo Massimo e le foto alle finestre di un palazzo in Corso Vittorio. La vera notte di sabato l'abbiamo inaugurata con il repertorio di Meditango al Museo del Corso, dove i nostri fantastici insegnanti e i ragazzi della compagnia hanno interpretato divinamente tante coreografie... bravissimi tutti, non solo a ballare ma soprattutto a trattenere gli occhi del pubblico su di sè. Subito dopo il tango il fiume di persone ci ha accompagnato al Palazzo delle Esposizioni, dove in 40 minuti di fila ci siamo gustati musica elettronica e luci colorate proiettate sul Palazzo. Stavamo fremendo, aspettavamo questo momento da quando era stato chiuso, è il nostro Palazzo dell'arte. All'interno, un freddo da morire, ma tanta arte, musica e belle facce divertite, poi via verso Piazza Venezia dove incerti abbiamo saltato la mostra ai Mercati di Traiano e ci siamo immersi nel delirio del concerto di Battiato, che ci ha regalato tante canzoni che adoriamo! Tra il profumo delle canne e la puzza di vino abbiamo cantato La Cura e L'era del cinghiale bianco (sempre se il titolo è questo!), poi un fumo rosso sembrava incendiare Via Nazionale, sì, a incendiare era l'inizio della parata di percussionisti, bello e suggestivo, ma abbiamo proseguito oltre. Direzione Piazza del Popolo, lì si fa circo. Prima di approdare lì, però, ci siamo fermati a Piazza San Silvestro... apparentemente solo un orologio verde... poi il palazzo delle Poste ha iniziato a prendere vita e colore. Davi ha subito preso in mano la situazione... io stravaccata sul marciapiede (il capolinea dell'80 express per capirci) mi sono gustata su un fianco la scena, ma in realtà cercavo di superare il mal di gambe!!! Bhè, il palazzo delle poste ha iniziato a colorarsi in ogni suo minimo dettaglio di colori acidi e sgargianti... Meraviglioso. Di lì a poco io e Davi abbiamo iniziato a teorizzare sul metodo usato dall'artista... tutte chiacchiere suppongo, ma al momento sembravano plausibili!!! Una volta stabilito che in realtà dietro al proiettore c'era un pc che proiettava slides colorate, abbiamo deciso che era il momento di andare a casa, il cervello non era più connesso, soprattutto il mio!! Così abbiamo ripreso la strada verso Piazza del Popolo, e dopo poco siamo rimasti catturati da un elegantissimo giocoliere seduto su una sedia che, accompagnato dal pianoforte faceva volteggiare velocissimamente non so quante palline. E poi sono arrivati gli acrobati che hanno iniziato a volteggiare nell'aria con avvolti da stoffa bianca... bellissimi, non li avevo mai visti dal vivo. Ma la stanchezza stava vincendo... erano le 3.00 e io avevo sonno e mal di schiena. Nonna Fra!! non ho più l'eta!!! hihihi

Poche foto, perchè mi sono voluta gustare tutto quello che ho visto... ma le posto tutte!

baci

Palazzo delle Esposizioni - Installazione sulla facciata

Palazzo delle Esposizioni - Interno

Palazzo delle Esposizioni - Installazione interno


Palazzo delle Esposizioni - Installazione interno

Piazza San Silvestro - Installazione sul Palazzo delle Poste - foto di David

Dadang - Inizio parata percussionisti - Piazza Venezia

Meditango al Museo del Corso

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